
Strela di Compiano, Alta Valtaro – Sono partite da Milano, Varese, Genova e Santa Margherita Ligure. Hanno lasciato carriere consolidate, appartamenti in città, la frenesia urbana. E hanno scelto l’Appennino Parmense, tra faggete e sentieri di montagna, per reinventarsi completamente. Non per fuggire, ma per costruire qualcosa di nuovo: aziende agricole biologiche, agriturismi innovativi, vivai di montagna, allevamenti sostenibili.
Sono le nuove imprenditrici dell’Appennino Emiliano, donne tra i 30 e i 50 anni che stanno invertendo il fenomeno dello spopolamento delle aree interne, portando innovazione e visione imprenditoriale in zone considerate marginali. Le loro storie raccontano molto più di un cambio di vita: parlano di coraggio, reinvenzione professionale e capacità di creare economie sostenibili dove sembrava non ci fossero opportunità.
Quindici anni fa Simona Terenzio faceva la segretaria e frequentava l’Appennino per visitare amici. Oggi gestisce l’Agriturismo Ca’ Cigolara, un campeggio con nove tende yurta mongole immerso nell’Oasi WWF dei Ghirardi, una frazione di Borgotaro. È stata una delle pioniere in Italia di questo tipo di ospitalità.
“Cercavamo qualcosa di compatibile con l’ambiente e il clima, sempre molto ventilato e in inverno nevoso”, spiega. Ha trovato un artigiano in Mongolia che produceva le tende tradizionali, le ha fatte arrivare dopo un anno di attesa e ha inventato un nuovo lavoro. Oggi l’agriturismo ospita 40 persone, ha un ristorante, orti biologici e organizza ritiri di yoga e discipline olistiche. “La città dà tante cose, ma lo stile di vita e i rapporti con le persone qui sono più semplici. Non tornerei mai indietro”.
Laura Bevilacqua lavorava come grafica per l’editoria a Milano. Amava la sua casa in città, ma 19 anni fa ha deciso di investire tutto in un casolare a Cappella di San Martino, a 550 metri di altitudine, trasformandolo nell’Agriturismo Bio Terra Antica insieme al marito Fabrizio.
Oggi coltivano orti biologici, hanno un grande meleto, producono miele, zafferano, confetture e succo di mela. Il loro agriturismo, lungo l’antica Via degli Abati, offre camere con nomi di frutta e verdura, una piscina panoramica, una sauna finlandese riscaldata con legna dei boschi locali e un ristorante dove Laura prepara pane, focacce e dolci con ingredienti a chilometro zero.
“È stato un grande salto di qualità per me e la mia famiglia. Serve tanto impegno e fatica, ma conoscere persone da tutto il mondo è la più bella soddisfazione”, racconta. “Vent’anni fa in questa terra non c’era nulla. Abbiamo incrementato moltissimo il turismo della Valle”.
Chiara Palumbo era guida turistica tra Varese e i laghi del Nord quando ha visto online un vecchio mulino dell’Ottocento a Bardi. L’ha trasformato nel Country Chic B&B Il Pozzo e la Macina, con un’azienda agricola biologica annessa.
Con le proprie mani ha creato orti rialzati, coltiva erbe e verdure che trasforma in conserve e infusi. Ha recuperato l’ex stalla trasformandola in una risto-bottega dove serve pasta fresca, torte salate e dolci fatti in casa. “Oggi accogliamo chi cerca autenticità e silenzio, tra colazioni sotto volte in pietra e cene nella serra in vetro”, dice con orgoglio.
A 42 anni Clara Ghinassi ha lasciato la carriera da project manager in uno studio di architettura in Olanda e poi in una grande casa di moda italiana. Due anni fa ha recuperato un terreno abbandonato a Strela di Compiano, paesino di 100 abitanti, creando Verde Strela, un vivaio dove coltiva piante ornamentali perenni, rose antiche e inglesi, tulipani, narcisi e dalie.
“Abitavo a Parma e viaggiavo molto per lavoro. Desideravo vivere in modo più sostenibile, con ritmi dettati dalla natura, non dal profitto”, spiega. “Non avevo alcun legame con questa zona, ma è stata una scelta radicale. È molto dura per una donna da sola occuparsi di tutto, ma ho trovato tanta solidarietà. Mi aiutano a usare il trattore, la motozappa. E partecipando al mercato di Parma porto un pezzettino di montagna in città”.
A Strela di Compiano, nel raggio di pochi chilometri, tre giovani donne stanno creando una sinergia virtuosa. Oltre a Clara, c’è Simona Gambarini, 31 anni, nata a Santa Margherita Ligure, che ha aperto un allevamento biologico di bovini di razza piemontese con il marito. “Ho un diploma alberghiero e non avevo mai lavorato con gli animali. Mi sono reinventata. Nonostante le difficoltà, è migliorata la qualità della vita”.
E poi Sara Tambini, 31 anni, che nel 2023 ha rilevato con la famiglia l’agriturismo Il Cielo di Strela. Coltiva zafferano, che vende e utilizza nel ristorante, insieme a patate biologiche, grano tenero e orzo. “Qui da tempo non c’erano attività produttive. Adesso si è creato un circolo virtuoso e collaboriamo tra noi e con le altre attività della Valle. Si sta aprendo una nuova visione”.
Le storie di queste imprenditrici dimostrano che il ritorno alla terra non è nostalgia del passato, ma costruzione del futuro. Hanno portato competenze urbane in contesti rurali, creando modelli di business innovativi e sostenibili: dall’ospitalità esperienziale all’agricoltura biologica di nicchia, dai vivai di montagna agli home-restaurant.
Stanno ripopolando l’Appennino Parmense, nel territorio di Visit Emilia (province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia), dimostrando che la montagna può offrire non solo qualità della vita, ma anche opportunità imprenditoriali concrete. E lo fanno con una visione: creare reti, collaborare, portare innovazione rispettando l’ambiente e le tradizioni.
Come dice Clara: “Porto un pezzettino di montagna in città”. Ma in realtà, queste donne stanno facendo l’opposto: portano competenze, energie e visione dalla città alla montagna, trasformandola in un laboratorio di futuro possibile.






